Quando il colore diventa simbolo e poesia
Un tempo l'artista che esprimeva il suo estro tramite il dipingere, non era considerato solo un decoratore, ma una sorta di sciamano che dava vita all'universo immaginifico e fantastico del gruppo a cui apparteneva. In ambito rinascimentale, Marsiglio Ficino e Giordano Bruno, resero il ruolo del pittore come colui che compiva una vera e propria magia con i simboli della mitologia ellenica, chi dipingeva era colui che realizzava l'immago, che sapeva rendere visibile l'energia invisibile dell'idea neoplatonica. Così l'artista divenne sempre più chi dava volto e simbolo ai sentimenti, alle aspirazioni del singolo o del gruppo, alle gesta degli uomini, ai ricordi affinché divenissero memoria e vincessero il tempo e la paura della morte.
E la pittura costituì quindi un vero e proprio racconto fatto di illustrazioni che decorò la grotta e poi la tenda fino ad affrescare il palazzo, il tempio fino alla chiesa. Il pittore divenne importante perché dava visibilità all'invisibile, creava l'immagine per ciò che si poteva soltanto immaginare e per chi poteva soltanto ricordare e fantasticare.
La tradizione orale, con le immagini, prendeva così un significato profondo, pedagogico, catartico e la comunità cresceva intorno ai valori dell'eroe, del santo, dell'aneddoto che svelava la vita di una persona eletta a modello per tutti: si tramandavano valori etici, civici e religiosi. Nasceva così la storia.
Nel tempo, la figura dell'artista non è molto cambiata, sono mutati i mezzi di restituzione dell'opera, è cambiata, ovviamente, la funzione dell'opera d'arte e, anche, come la società civile si relaziona ad essa. È mutato anche l'economia dell'arte, non esiste più il mecenate né l'artista di regime (ma su questo ultimo concetto potrei discutere a lungo fino a smentire me stesso). Tuttavia, è innegabile che il pittore segni con il suo lavoro, i simboli dei tempi che cambiano e del tempo che passa. L'artista stigmatizza l'umore della società sia che ne esalti i fasti, sia che ne denunci le pecche. Nell'opera d'arte si legge un universo che è l'immagine profonda, l'anima più vera del tempo che si vive. L'artista è, ancora oggi, lo sciamano che da forma, segno, colore, musica ai sentimenti, alle sensazioni, alle emozioni, ai desideri di libertà fino alle rabbie e alle speranze. La storia dell'arte in effetti non è altro che lo studio di come un uomo ha saputo essere originale nell'esprimere con estro ciò che molti pensano, vivono, provano nel profondo ma, occupandosi di altro che non sia l'applicazione dell'arte, lasciano che sia l'artista a dar figura e visibilità all'invisibile.
Sandro Bastioli si inserisce in maniera precisa in questo contesto, sia per le opere che ora produce, sia per il suo percorso artistico. Sarebbe riduttivo, banale e inesatto relegare l'arte di Bastioli come mero figurativismo. Certo, è figura reale quello che Sandro Bastioli rappresenta con raro virtuosismo tecnico, ma la raffigurazione, "l'imago" che l'immagine palese nasconde e ciò che egli ricerca sono ben altra cosa.
Questo artista nasce come paesaggista, i suoi scenari campestri ricordavano gli artisti ottocenteschi preimpressionisti. Paesaggi montani, boschi, strade polverose e cieli sereni, una tecnica perfetta che si evidenzia nella cromaticità raffinata, nella costruzione curata nel disegno e nella stesura della materia che è lieve come un pulviscolo che si posa delicato sulla tela. Anche nei paesaggi, che ora ricordo mentre osservo l'ultima produzione, si presagiva una ispirazione che non è quella di chi fa rappresentazione reale del veduto ciò che ispira il Bastioli, ma è la elaborazione del simbolo che riassume il ricordo, la vita che passa, il tempo che segna le cose e ha bisogno di immagini perché rimanga a memoria.
Sandro Bastioli usa i colori e sceglie le forme come il poeta usa le rime e la metafora. Le pietre sono tessere che ha predisposto un uomo che non è più, ha lasciato il suo segno perché altri ricordassero e in qualche modo, vinto il tempo e squarciato il velo della "grande consolatrice". Le sue immagini sono porte arrugginite, cerniere di ferro che serrano porte di legno, sferzate dal vento e istoriate dai licheni. Pavimenti cosmateschi e muri corrosi da calce e spruzzi di vernice, giochi d'ombra che virano i colori cangianti di materiali lavorati dagli uomini. È questa la genialità di questo artista: dar figura con la pittura a ciò che è fondamento del ricordo che si fissa nella materia lavorata dall'uomo e dal tempo.
Gli stessi nudi di donna sono presenze della bellezza, del pensiero che sta per divenire poesia con i colori; la bellezza al femminile che dipinge Bastioli è una sorta di antidoto contro l'oblio dell'inedia che insidia ogni età, ogni tempo.
Nel percorso artistico di Sandro Bastioli i colori sono divenuti rarefatti, delicati, ogni quadro sembra un'ala di farfalla impalpabile e intoccabile. Il colore non segna, rivela il soggetto ed esalta la sensazione del ruvido come del liscio, dell'antico, del poroso, dello scheggiato e tutto sa di bello. Le sue porte sono varchi verso l'universo dei sentimenti e il quadro da ragione e razionalità a ciò che è irraggiungibile e invisibile. Porte, finestre, sportelli e serrature che, anche se vengono dipinte serrate, sono passaggi di chi, come Bastioli, è uscito dagli anni '50 con la speranza e il vigore dei ragazzi che hanno vissuto il dopoguerra e ascoltato gli affanni e gli aneliti dei genitori che la guerra l'avevano vissuta.
Sandro Bastioli non è un abile pittore decorativo, lui è un vero poeta che vive dell'amore per la vita e dell'amore per l'Amore, la sua idea di bellezza teme di perdersi nei meandri di una modernità cieca e vacua, ha paura che le figure che popolano il suo mondo interiore si scolorino nel chiasso delle figure ignoranti che popolano i reality-show. Così questo artista fissa con la sua magia della pittura le cose perdute, gli oggetti lisi dal troppo uso che hanno il sapore dei ricordi e della malinconia, fotografa e rielabora cose da dimenticare destinate all'abbandono o buone per le discariche e l'inceneritore. Quest'artista, come i pittori di un tempo, da visibilità all'invisibile e immagine all'immaginario, perché solo i poeti come lui sanno usare i colori dei sentimenti, delle sensazioni e delle emozioni e darci ragione, a noi che dipingere non sappiamo, di ciò che sentiamo dentro e non può avere immagine se non col cuore e i colori di Sandro Bastioli.